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"Galateo per un Natale
quasi  sopportabile"
di Mitì Vigliero Lami
"I Dietofobi"
di Mitì Vigliero Lami
(parte 1)
"I Dietofobi"
di Mitì Vigliero Lami
(parte 2)
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Il Pic-Nic
Le Ricette per il Pic-Nic
"Credenze Gastronomiche"
di Mitì Vigliero Lami
Da “Il galateo delle scuse”: I DIETOFOBI (parte seconda)
di Mitì Vigliero Lami

È indubbio che le persone paffute vivrebbero molto meglio se non esistessero le persone magre: avere un magro in famiglia, uomo o donna che sia, vuol dire sentirsi ripetere in continuazione:
"Non vedi che scoppi nei vestiti?"
"Non ti accorgi che mangi come un maiale?"
"Perché non badi di più alla tua linea?"
"Sai come staresti meglio con dieci chili di meno?"
"Quando cominci a fare una dieta seria?"


I magri parlano con acrimonia, sempre: le donne magre sono gelose delle curve altrui, o paragonano con occhio caustico la pancetta del marito alla tavola da surf che Tom Cruise sfoggia attorno all'ombelico. Gli uomini magri invece suggeriscono alla compagna di mettersi a dieta dopo aver visto la serata conclusiva dell'elezione di Miss Italia o la Cuccarini ballare.

I coniugi cicciotti non dovrebbero in questo caso sbottare in un: "Ma vatti a sposare Cruise o la Cuccarini!", bensì abbozzare e dire umilmente:
"Va bene: da lunedì (perché le diete si iniziano sempre di lunedì) mi metto a dieta."

E poi non farlo ma, da perfetti Dietofobi, avere sempre pronte delle giustificazioni ai rimproveri altrui.

Si può puntare sulla psicoanalisi, tema sempre di grande effetto. Un dietopsicologo americano, soleva ripetere che la la golosità non è altro che un rifugio emotivo, il segno che qualcosa ci sta divorando dall'interno. Quindi:
"Mangio tanto perché sono nervosa."
"Mangio perché sono in tensione per gli esami (il lavoro, la carriera ecc.)"
"Mangio molto zucchero perché sono carente d'affetto"
, frase questa da dirsi lanciando un'occhiata d'accusa a chi dovrebbe darci affetto al posto di calorie.

"Mangio perché sono allegro: a me il buon umore fa venir fame."
"Mangio perché sono arrabbiata: a me il cattivo umore mette appetito."


Se la psicoanalisi non funzionasse, tentare le scusanti patetico-aggressive:
"È inverno, fa freddo: come posso non mangiare qualcosa di caldo come una pastasciutta?"
"È estate, fa caldo: se non mangio un po' di pasta mi viene il calo di zuccheri e svengo."
"A causa del mio lavoro sono sempre invitato a pranzo e cena fuori: vuoi che faccia la figura del maleducato e digiuni?"
"Come puoi pretendere che IO stia a dieta quando devo cucinare ogni santo giorno manicaretti per TE?"
"Non sono grasso: sono i vestiti che ti ostini a comprarmi che sono stretti."
"Il grasso è stato nella mia famiglia per generazioni: vuoi che proprio IO sia il primo a interrompere la tradizione?"


Consigliabile è anche lo sfoggio di giustificazioni acculturate:
"Mangiamo e beviamo, tanto domani verrà la morte." (San Paolo)
"Più uno ingrassa, più diventa saggio. Pancia e saggezza crescono sempre insieme." (C. Dickens)
"È difficile discutere col ventre, che non ha orecchie." (Catone il Censore)
"Lo stomaco è il suolo su cui germoglia il pensiero." (Rivarol)
"Le afflizioni si sopportano meglio a stomaco pieno." (M. Alemàn)

Oppure, infine, spiazzare tutti esclamando ad alta voce le trionfanti parole dell'attore Jack Klugman:
"Mi piace essere grasso, mi piace il mio grasso! Mi tiene caldo, mi tiene compagnia, mi tiene su i pantaloni!"

Leggi la prima parte

© Mitì Vigliero Lami- Tutti i diritti riservati 

La redazione ringrazia l'autrice per aver 
gentilmente concesso il saggio 'I Dietofobi'. 

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